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GLI DEI DEL NOSTRO TEMPO

a cura di Andrea Miola 

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Immunità
Data 22/04/2009 17:11  Autore staff  Hits 1279  Lingua Globale
«Che l’uomo sia fatto di terra si legge nella Scrittura; ma ogni uomo è fatto veramente della sua terra, quella dove nacque, dove si sciolsero nei secoli le spoglie dei suoi».


Con queste parole si apre la formidabile biografia del Machiavelli scritta dal marchese Roberto Ridolfi, il principe dei biografi, l’autore di altre celeberrime opere dedicate al Guicciardini e al Savonarola. Il Ridolfi, fiorentino di antichissima schiatta, parlava del Machiavelli come del «fiorentino quintessenziato» e per questo ne sentiva la vicinanza, «perché sembra che sia più facile intendersi fra uomini nati dalla stessa zolla, sotto lo stesso cielo» (Roberto Ridolfi, Vita di Niccolò Machiavelli, Sansoni, Firenze 1969, p.V).

 

Se queste parole colgono nel vero, allora si può dire che gli Italiani possono parlare appropriatamente di se stessi sentendo la consonanza dovuta a quella famosa zolla («galestro», la definisce Ridolfi) cui si deve la comune origine. All’obiezione, più che legittima, che gli Italiani non sono affatto uguali (lo dice, del resto, la nostra storia) persino quanto alla lingua, e che generalizzare non è bene,  è possibile rispondere che, almeno per quel che concerne la religiosità, noi Italiani siamo sorprendentemente uguali: dalle Alpi al profondo della Sicilia, noi siamo “Italiani quintessenziati”, e nessun altro popolo può avvicinarsi a noi. Questo perché la religiosità degli Italiani va di pari passo con la loro storia, anche e soprattutto politica. Non solo: a tutto ciò bisogna aggiungere anche la presenza di miti che, costruiti e divulgati nel corso dei secoli, fanno di noi un popolo di disgraziati, di illusi. Uno di questi miti è appunto quello per cui gli Italiani sarebbero “brava gente” e che, pertanto, godrebbero di una sorta di impunità dovuta a tale status. Anche e soprattutto in religione. Andiamo, però, per gradi.

 

La specificità del fatto italiano

Pur appartenendo alla comune razza umana e pur essendo la storia d’ogni popolo dotata di legittima specificità, gli Italiani si distinguono rispetto al concerto delle altre genti per due componenti uniche: l’Impero di Roma e la Chiesa Cattolica Romana. Nel bene o nel male, queste due realtà storiche ci hanno sempre condizionato, diversificandoci dagli altri in modo implacabile e rendendoci schiavi di miti affatto improponibili.

 

Il potere dell’Impero romano non si è mai più riproposto, per noi Italiani. Salvo il periodo rinascimentale, che rese talune città italiane il centro del mondo sotto l’aspetto culturale (Firenze, Roma e Venezia), abbiamo sempre vissuto all’ombra e all’insegna degli altri. Il periodo fascista, che ha rivitalizzato ossessivamente il mito della romanità, ha avuto la conclusione che conosciamo.

 

Il potere dell’Impero romano è stato fatto proprio da un’altra struttura: la Chiesa Cattolica Romana. Da Costantino in avanti (cioè dal 312 d.C.), la Chiesa non è stata più la stessa (vale a dire di Cristo), ma si è perduta nel connubio disastroso con il mondo e il potere degli uomini. Certo, il potere del cattolicesimo romano non è mai stato forte dal punto di vista militare (sebbene abbia governato per secoli un buon tratto d’Italia): è però stato opprimente dal punto di vista dello spirito, annientando ogni anelito di libertà. Non a caso l’Italia non ha conosciuto una Riforma religiosa al pari di quella avvenuta altrove.

 

Venuto meno il reale potere politico (l’unico che davvero conti per rimanere ben saldi con i piedi nella realtà umana), ci siamo abbandonati ai miti, alle costruzioni fantastiche della nostra mente, fomentate da personaggi senza scrupoli che, attraverso i secoli, hanno modellato il modo di pensare degli Italiani. Ecco, allora, farsi prepotentemente strada il concetto che noi, tutto sommato, siamo talmente diversi rispetto agli altri (in bene, ovviamente...), da meritare talune immunità particolarissime. Ecco, allora, le cose fatte “all’italiana”.

 

Anche gli altri, però, ci hanno sempre sentiti “diversi”. Qualche secolo addietro, pur ammirando la storia e le bellezze dell’Italia, i signorotti stranieri (Inglesi e Tedeschi soprattutto), che compivano il gran tour d’Italia necessario a qualificarli ed istruirli come tali, non potevano fare a meno di esprimere giudizi assai poco lusinghieri sugli Italiani. In proposito mi permetto di citare un lungo periodo dal bel libro, su cui torneremo tra poco, di Angelo Del Boca, Italiani, brava gente? Neri Pozza Editore, Vicenza 2005, p. 13. «Gli italiani, nel loro insieme, non hanno mai goduto, negli ultimi tre secoli, di molta reputazione. Non c’era viaggiatore straniero che percorresse, per diletto o per affari, la penisola, che non esprimesse, in diari o lettere ai congiunti, giudizi sugli italiani tutt’altro che lusinghieri. Ma anche gli osservatori nostrani, appartenenti alle classi colte, non erano da meno nel rilevare vizi e difetti dei loro concittadini. Si passava da valutazioni argute a sentenze senza appello. Da osservazioni ironiche a congetture pseudoscientifiche.  Non mancavano, infine, i casi di autoflagellazione. Per fare qualche esempio, gli italiani erano definiti, tout court, pigri, scansafatiche, indifferenti. E inoltre ignoranti, creduloni, baciapile, papisti. E ancora: inaffidabili, voltagabbana, servili, imbelli. E anche insensibili a tutti gli ammonimenti, a tutti gli insulti, persino alle pedate. E si potrebbe continuare».

 

Molti di questi tratti ci sono ancora familiari. “Fare le cose all’italiana”, nel bene o nel male, significa fare cose che gli altri non fanno. Spesso si insinua il sospetto che noi facciamo meglio e più degli altri. Dunque, noi facciamo le cose “diversamente” dagli altri e non ha alcuna importanza se questo avvenga eventualmente a scapito della dignità e della correttezza. No, non importa: noi siamo, comunque, più “furbi” degli altri. Pensiamo di godere di un’immunità che agli altri non è concessa. In fin dei conti, non siamo noi ad ospitare sul sacro suolo Santa Madre Chiesa, che esercita su di noi il salutare controllo della carota e del bastone? Dopo tutto, Santa Madre Chiesa ci perdona o no? E allora giù a peccare, come tutti gli altri, giù a fare il male come tutti gli altri. Tanto non siamo noi Italiani, “brava gente”? Solo gli altri sono (stati) cattivi.

 

Il libro di Del Boca, uno studioso serio e accreditato, specie nel campo degli approfondimenti sul colonialismo italiano, dimostra che non è affatto così. Selezionando una serie di avvenimenti dal 1861 al 1946, Del Boca distrugge questo mito duro a morire. In effetti, noi Italiani, rispetto ad altri Paesi usciti distrutti moralmente dal secondo conflitto mondiale, siamo stati specialmente bravi a rimuovere ostinatamente la voglia di indagare come si deve, cioè storicamente, la nostra storia. Ma, grazie ad una maggior coscienza civica e critica, molti passi avanti si stanno facendo in proposito.

 

Indagare sul proprio passato, specie dopo una sconfitta dolorosa, è sempre un problema per ogni popolo: infatti, potrebbero esservi molte implicazioni poco propizie – soprattutto politiche – per il presente e per il futuro. Perciò, si preferisce lasciar perdere, non rivedere. Recentemente si è assistito ad un evento semplicemente impensabile qualche tempo fa: la Chiesa Cattolica Romana ha in parte rivisto il suo passato, chiedendo scusa tramite il Papa defunto di tutte le atrocità commesse per l’addietro. Tuttavia, a livello pratico, a nessuno è interessato niente. Invece di chiedersi come mai sia successo questo e sulla base di quale autorità (e perché e quando e a quale prezzo per centinaia di migliaia di vittime innocenti e disperate, soggette al potere degli strumenti inquisitori cattolici), i Cattolici continuano ad attribuire la propria fiducia, dovuta più che altro ad un severo tradizionalismo che niente e nessuno sembrano smuovere, a Madre Chiesa.  Prima ci si lamentava che Madre Chiesa nascondeva le cose, non faceva sapere, teneva i credenti nell’ignoranza. Ora che i vertici informano, non interessa proprio a nessuno. Non è drammatico?

 

 Immunità?

Nella mentalità comune gira il pensiero, se non la convinzione, che – tutto sommato, alla fin fine, quasi per divino privilegio – per noi Italiani “brava gente” le cose si sistemeranno, che Dio chiuderà un occhio, perché “Lui-sa-come-stanno le cose”. Tutto questo non corrisponde a verità, non solo storica, ma soprattutto scritturale. Noi siamo tanto cattivi e lontani da Dio quanto tutti gli altri; perciò, a noi non spetta alcuna immunità.

 

Immunità: stato della società italiana

Proprio come tutte le altre società della cosiddetta “cultura occidentale”, anche in Italia, da un punto di vista morale, la società è così sporca da fare schifo. Qui Dio non esiste, e oramai da secoli. Qui la gente non si comporta affatto secondo il Vangelo, e non potrebbe essere altrimenti, visto che qui da noi pochissimi conoscono e praticano il Vangelo: è un dato inoppugnabile. Il fatto che in Italia vi sia la sede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e che la nostra tradizione religiosa è cattolica, non garantisce alcuna immunità, scorciatoia. Se fossimo così religiosi come si dice, se vivessimo davvero in un “Paese cristiano” come si dice, allora non accadrebbero le cose seguenti (ma se ne potrebbero aggiungere altre):

 

Prostituzione – Secondo statistiche recenti, circa 8 milioni sono i clienti delle 70.000 prostitute operanti in Italia (di cui ben 2.000 minorenni) per un fatturato che sfiora i 26 miliardi di euro. Visto che siamo oltre 56 milioni, se si tolgono le donne, i bambini e i “super” anziani, il conto è presto fatto... è più facile cercare chi non va a prostitute.

 

Droga – Siamo invasi dalla droga, soprattutto cocaina; questa, che era la droga dei signori e che ai tempi miei (sono nato nel 1955) si cominciava ad usare intorno ai 30 anni, oggi è la droga di tutti (s’inizia a sniffare intorno ai 13 anni). La droga (di tutti i tipi) è oramai trasversale a tutti i ceti sociali. è un disastro. Dopo la Spagna, siamo la seconda nazione europea per consumo di droga.

 

Alcolismo – Il Paese del buon bicchiere ai pasti, è oggi piagato dall’alcolismo, molto diffuso in specie tra i giovanissimi.

 

Corruzione – Dopo la moralizzazione (si fa per dire...) dei primi anni Novanta, oggi è più diffusa di prima. Pare essere senza freno, in tutti gli ambienti.

 

Stragi del sabato sera – I giovani muoiono a bizzeffe a causa dell’alta velocità e del consumo di sostanze stupefacenti ed inebrianti.

 

Crimini e omicidi – Stanno accadendo cose spaventose: madri che uccidono i figli, figli che giustiziano i genitori o i nonni a causa di un diniego, stupri a decine (spesso in pieno giorno e pubblicamente), criminalità organizzata che la fa da padrona, organizzazioni terroristiche che risorgono ed infiltrano i propri membri nei gangli della società.

 

Divorzi, unioni di fatto – In proposito la situazione sta davvero precipitando. è difficile ormai trovare coppie “pulite”, regolarmente sposate. Sorprende ritrovare i vecchi amici d’infanzia o giovinezza sposati e divorziati due o tre volte, oppure conviventi. Per loro è normale, non per me. L’omosessualità maschile e femminile è sempre più palese, se non addirittura dichiarata, sia tra la gente, sia nei grandi mezzi di comunicazione. Siccome in Gran Bretagna il 5 dicembre 2005 è stato legalizzato il matrimonio tra omosessuali, bisogna aspettarsi che, prima o dopo, lo stesso accadrà qui da noi.

 

Occorrerebbe sempre chiedersi perché mai i componenti di una siffatta società, pensino di essere tanto bravi, diversi dagli altri, impuniti, dispensati; perché si disperino drammaticamente solo in talune specifiche occasioni (ad esempio, quando muore il Papa di turno...). Purtroppo, esiste tanta ipocrisia nella nostra società, insieme con tanta e desolante ignoranza della Bibbia, infinita presunzione e smisurato orgoglio. Ma senza alcuna ragione, come abbiamo già visto e come vedremo qui di seguito riferendoci al preciso insegnamento della Parola di Dio.

 

Immunità: l’insegnamento scritturale

«Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Romani 3:23). Questo famoso brano dell’apostolo Paolo mette tutti sullo stesso piano: non esiste alcuna immunità (o impunità che dir si voglia) per nessuno. Davvero non importa essere “brava gente” (occorre piuttosto diventare cristiano: Atti degli Apostoli 11:26; 2:38); non importa “essere in buona fede” (occorre piuttosto avere la fede buona: cioè quella scritturale). Il giudizio finale di Dio sarà attraverso Cristo Gesù e sarà per ciascuno, nessun escluso, senza particolarismi o favoritismi (Romani 2:6; Colossesi 3:25; 1Pietro 1:17). Occorre fare molta attenzione a non presentarsi al giudizio finale con l’animo corrotto e inquinato, con la presunzione di meritare qualcosa. Noi  dobbiamo sperare soltanto nella misericordia divina, a condizione di aver rimesso la nostra vita in Dio tramite Cristo. Altre vie non esistono, checché se ne dica

 

Come diventare “brava gente”

Non saranno i miti, i detti, il sentire popolare o comune oppure l’illusione a fare di noi Italiani persone gradite a Dio. Per essere davvero “brava gente” dinanzi a Dio e al prossimo, bisogna nascere di nuovo, entrare nel Regno di Dio (cfr. Giovanni 3:3-5), impegnandosi «a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore» (Ebrei 12:14). La santificazione è la separazione dal male del mondo mediante la Parola di Dio.

 

Dalle ceneri dell’uomo peccatore emerge il cristiano (ossia il discepolo di Cristo) a novità di vita. Ma qual è la novità, se non l’irrompere del Vangelo, cioè della “buona notizia” che il Figlio di Dio è morto per tutti i peccatori? La vita del cristiano non è più la vita di prima. Guai se lo fosse! Significherebbe che non vi è stato quello stacco netto e decisivo rispetto a prima. Lo spartiacque tra la vita di prima, senza Cristo, e la vita d’ora, con Cristo, è costituito dalla presenza della Parola di Dio, che conforta, guida, istruisce alla luce dello Spirito Santo (2Timoteo 3:16-17). La vita di prima era una vita senza Spirito, ora è un’esistenza mossa, guidata, perfezionata dallo Spirito Santo (Galati 5:16).

 

Per il discepolo di Cristo, la vita è ora solo movimento e progresso, è cammino verso l’altezza di Cristo, verso la mèta suprema rappresentata da Gesù (Efesini 4:13). Per il discepolo di Cristo, c’è sempre la necessità e la volontà di migliorarsi secondo la Parola del Signore. Questa volontà di migliorarsi, che si adempie nel progresso continuo dell’esistenza lumeggiata dallo Spirito Santo, si chiama tecnicamente “ravvedimento”. Per il discepolo di Cristo, la vita va concepita come un ravvedimento continuo alla luce della Bibbia.




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