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L'inganno del Natale
Data 22/04/2009 17:15  Autore staff  Hits 1603  Lingua Globale
A Natale il mondo frenetico in cui viviamo sembra fermarsi e tanta gente si lascia conquistare dai messaggi di pace e di amore che si diffondono ovunque. E’ una dolce atmosfera che, per alcuni giorni, fa sentire tutti un po’ più buoni e disponibili verso gli altri, anche se ben presto questi sentimenti lasciano il posto ai mille problemi ed egoismi della vita quotidiana. In questo periodo dell’anno, tuttavia, si verifica una duplice realtà contraddittoria perché, se da un lato vi sono alcuni che celebrano il Natale con sincera devozione, dal lato opposto ve ne sono tanti altri che lo vivono come una festa consumistica. Per tutti, comunque, rappresenta una festività cristiana, ma si ingannano perché, pur manifestandosi come festa religiosa, in realtà è una celebrazione di origine pagana che Dio non ha mai né voluto né tanto meno comandato di osservare. Vediamo ora quali sono le radici storiche e quali le cause di questo inganno.


Nella Bibbia – dov’è scritta la volontà di Dio – non si fa alcun riferimento al giorno esatto in cui è nato Gesù tanto è vero che l’Evangelista Luca, che pur descrive accuratamente questo evento (cfr. Vangelo di Luca 2, 1-10), omette volutamente giorno, mese e anno e dalla lettura di questo Vangelo, si possono fare queste due importanti considerazioni.
La prima riguarda il censimento – voluto dall’Imperatore Augusto – in base al quale Giuseppe, Maria e tanti altri Ebrei ricevettero l’ordine di recarsi nelle rispettive città di nascita per registrarsi. Se un trasferimento di così tante persone fosse avvenuto in inverno avrebbe causato loro molti disagi, dovuti al freddo e alla difficoltà del viaggio, e creato malumore e ostilità verso l’Imperatore. E’quindi ragionevole ritenere che l’Imperatore, non avendo alcun interesse a inimicarsi la popolazione, scelse una diversa stagione per indire il censimento.
 

La seconda considerazione nasce dal sapere che “…i pastori stavano nei campi e facevano di notte la guardia al loro gregge”. Considerato, però, che le notti invernali in Palestina sono da sempre rigide e fredde e che i pastori non stanno mai all’aperto con le greggi in questo periodo dell’anno, ne consegue che Gesù non può essere nato in inverno.
 

Stando così le cose e visto che non ci è dato sapere il giorno preciso della nascita, si può soltanto dedurre che Gesù non è nato in inverno ma in una stagione dal clima più mite. E, allora, come mai e perché si è giunti a festeggiare il Natale proprio il giorno 25 dicembre?
Tralasciando, per motivi di spazio, l’esposizione delle fasi storiche antecedenti la nascita di Gesù, inclusa quella relativa alla formazione del calendario civile romano, che il giorno 25 dicembre celebrava il solstizio d’inverno – ossia il giorno del Natale del sole invitto – si giunge all’anno 380 d.C. in cui l’Imperatore Teodosio proclama il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero e proibisce a chiunque – pena la morte – di celebrare i numerosi culti idolatrici fino allora praticati. Divenuto questo cristianesimo religione ufficiale, i nuovo convertiti lo praticano in modo superficiale ed approssimativo, senza la convinzione e serietà richieste da Dio, in quanto costretti dall’Imperatore e non per scelta personale. Da questa situazione è nato il Cattolicesimo, movimento religioso che per alcuni aspetti si basa sul Cristianesimo (in modo però molto superficiale) ma che poi aggiunge tantissimi altri riti che nulla hanno a che vedere con il Vangelo.


Una volta consolidatosi nel tempo, il Cattolicesimo ha dato origine, oltre al Natale, anche a tanti altri riti sbagliati agli occhi di Dio, come ad esempio le immagini sacre, il battesimo dei neonati, il Purgatorio, le indulgenze, ecc.

Ricordiamo, inoltre, che nei primi tre secoli dell’Era Cristiana la festività del Natale non esisteva; infatti, fino dai tempi del Vecchio Testamento (e, quindi, storicamente molto prima che Gesù nascesse), Dio proibì agli Ebrei di celebrare le feste ebraiche (da Lui un tempo comandate) e disse loro:

“Cessate dal recare oblazioni vane; il profumo io lo ho in abominio; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare radunanze, io non posso soffrire l’iniquità unita all’assemblea solenne. I vostri noviluni, le vostre feste stabilite l’anima mia li odia, mi sono un peso che sono stanco di portare”

(cfr. Libro di Isaia 1,13-14)

Un altro esempio significativo sul divieto di celebrare le feste religiose non comandate, lo troviamo nel Nuovo Testamento, dove l’Apostolo Paolo rimprovera i Cristiani della Galazia – che desideravano continuare ad osservare le feste ebraiche – con le seguenti parole:
“Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. Io temo di essermi affaticato invano per voi”
(cfr. Lettera ai Galati 4,10-11)


CONCLUSIONE


Il Natale è una delle tante feste religiose che gli uomini celebrano – spesso in buona fede e convinti di onorare il Signore – e chi lo festeggia ha solo l’illusione di essere credente, ma in realtà segue una falsa religiosità che progressivamente distrugge la Verità insegnata da Cristo e lo allontana da Dio.
Chi invece vuole essere approvato da Dio deve ignorare i falsi riti e sforzarsi di fare solo quanto Dio ordina, come Gesù insegna con le seguenti parole:
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli”
(cfr. Vangelo di Matteo 7,21)
Se Gesù non ha mai voluto parlare del Suo compleanno, né tanto meno festeggiarlo, quale diritto abbiamo noi per farlo?
Per fare la volontà del Signore è indispensabile studiare con cuore puro la Bibbia, sforzarsi di imparare i Suoi insegnamenti e cercare, poi, con tutte le forze di metterli in pratica nella quotidianità della vita.

Tag Natale



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