Nella nostra moderna e progredita Italia, di confessione prevalentemente Cattolica, parlare oggi di Purgatorio può sembrare un argomento, se non strano e anacronistico, almeno di secondario interesse.
In realtà, affrontare questo argomento è di vitale importanza perché il confidare nell’esistenza del Purgatorio può indurre taluni credenti in Dio a comportarsi moralmente in modo poco responsabile, con conseguenze purtroppo deleterie per la salvezza della loro anima.
Secondo i princìpi dogmatici del Cattolicesimo, il Purgatorio è il luogo in cui le anime dei morti, giustificati ma ancora in condizione di peccato, si trovano per completare la purificazione prima di ascendere al Paradiso. Ne consegue che tanta gente – magari inconsciamente – è indotta a pensare che tutti, tranne pochissimi casi di disumana cattiveria e di eccezionale crudeltà, dopo aver subìto una penitenza più o meno lunga in Purgatorio a seconda del numero dei peccati commessi e delle preghiere dette in loro suffragio da parenti o amici viventi, potranno alla fine salvarsi. E questo è un modo di ragionare comunemente diffuso tra i fedeli i quali, perché si sentono confortati e rassicurati in quanto vedono loro concessa una scappatoia alla dannazione eterna. Così pensando, quindi, si sentono a posto con Dio; ma le cose, viste dal punto di vista di Dio, non stanno così. Sentirsi a posto con Dio non significa esserlo veramente!
Alla base delle considerazioni finora esposte vi è un’innegabile verità di fondo: nella massa della gente cattolico-cristiana non è radicata una vera fede, basata unicamente sulla Parola di Dio, bensì una fede nella quale vi trovano spazio troppe, ma soprattutto sbagliate, tradizioni umane. Il vero Cristianesimo, invece, rifugge da ogni tipo di tradizione umana che non sia voluta da Dio e propone esclusivamente l’insegnamento evangelico di Gesù; sprona, inoltre, i credenti a praticare quanto imparato e a perseverare con fede nella speranza della Vita Eterna.
In particolare, il Nuovo Testamento – una delle due parti in cui si divide la Bibbia – insegna che in Dio, tramite Cristo, il credente può e deve salvarsi l’anima ma, si badi bene, ciò può realizzarsi solo nel breve arco della sua esistenza terrena perché dopo la morte fisica l’anima non ha alcuna possibilità di agire ai fini della propria salvezza. La Parola di Dio – che troviamo scritta nella Bibbia – insegna che il Purgatorio non esiste e che, dopo la morte fisica, ciascuno dovrà comparire davanti al Tribunale di Dio per rendere conto del proprio operato mentre era in vita:
“Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quando era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male”
(cfr. 2a Lettera ai Corinzi 5,10)
L’Apostolo Paolo, inoltre, approfondisce e chiarisce il concetto di giudizio nella sua Lettera ai Romani (cfr. Rm 2,7-8) allorché in essa scrive:
“…vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla Verità [la Parola di Dio] ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira”.
Questi versetti biblici ci insegnano che una via di mezzo con Dio non esiste. O si ubbidisce alla Verità oppure si è nell’errore.
Vediamo ora, in estrema sintesi, in che modo e quando nasce l’idea del Purgatorio.
Come per altre verità indiscusse, anche per il dogma del Purgatorio i teologi cattolici hanno fatto ricorso al Magistero Cattolico e alla Tradizione della Chiesa per legittimarne l’esistenza la quale, tuttavia, è stata messa fermamente in dubbio non solo dai principali Riformatori del ‘500 (quali Lutero, Calvino e altri) ma anche qualche secolo antecedente da parte di talune sétte medievali (come ad esempio gli Apostolici, i Petrobusiani, i Valdesi).
Ebbene, il Purgatorio, al pari di altre dottrine cattoliche, nasce solamente tra il 1100 ed il 1250 d.C., vale a dire in quel secolo XII in cui esplode il cattolicesimo latino (rinnovamento monastico, la scolastica, ecc.) in concomitanza con il sistema feudale. La concezione cattolica del Purgatorio, inoltre, si realizza in modo completo solo successivamente e per merito – ma sarebbe meglio dire per demerito – di Dante Alighieri il quale, nella sua celebre opera letteraria “La Divina Commedia” (redatta in un periodo posteriore, cioè tra il 1302 ed il 1321 d.C.) descrive la triplice ripartizione in cui egli immagina sia diviso l’Aldilà: l’Inferno (luogo di pena eterna), il Purgatorio (luogo di pena passeggera) ed il Paradiso (luogo di premio eterno). Questa fervida immaginazione dantesca, purtroppo, ha contribuito in modo senz’altro determinante a radicare ancora di più nella mente della gente il concetto Cattolico di Purgatorio.
Alla luce di quanto sopra esposto, appare chiaro che il Purgatorio è solo un’illusione priva di fondamento divino e che nell’Aldilà esistono unicamente il Paradiso e l’Inferno, il premio o la condanna, senza vie di mezzo. E la riflessione finale che si può fare a questo punto è una sola: il Purgatorio, anche se ciò dispiacerà a molti, è una via di mezzo!