Raccogliamo in sette punti le motivazioni che ci inducono a rinnovare – come dice l’apostolo Paolo – lo spirito della nostra mente, «per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità» (Efesini 4:23-24). Preghiamo il Lettore di predisporsi a questo articolo con una Bibbia in mano, scorrendo i passi indicati della Lettera di Paolo agli Efesini.
· Abbiamo conosciuto Cristo per mezzo della predicazione e dell’insegnamento della verità: i cristiani non sono più nell’ignoranza religiosa, intellettuale e morale, che contraddistingue coloro che non conoscono Dio, non sono più «estranei alla vita di Dio». Il loro cuore sa la via della santità e la deve seguire (4:17-21). Cristo è il Maestro ed è la lezione al tempo stesso: ai vari livelli della propria vita, il cristiano deve mettersi quotidianamente ai piedi del Signore Gesù, alla sua scuola.
· In Cristo, Dio ha voluto iniziare in noi una nuova creazione spirituale: non possiamo lasciarla a metà, o addirittura trascurarla del tutto (4:24). Tutto ciò che è contrario a Cristo va deposto.
· Se non diventiamo uomini nuovi in Cristo, rattristiamo lo Spirito Santo, lo trascuriamo nel non riempirci di lui, non ne coltiviamo i frutti (4:30, 5:9.18). Egli ci ama fino alla gelosia, e noi spesso viviamo come se non ci fosse: eppure è in lui che siamo stati battezzati e rigenerati «nel medesimo corpo»!
· Se non stabiliamo rapporti nuovi in Cristo coi fratelli, dimentichiamo la nuova relazione che Dio ha stabilito con noi accogliendoci, storpi e sgangherati, nel battesimo, e donandoci per grazia una nuova identità e dignità (4:32).
· Se non camminiamo (e camminare significa percorrere una strada passo dopo passo, procedendo gradatamente verso la meta) nell’imitazione di Dio e nel suo amore, dichiariamo nella sostanza profano ed inutile quel sacrificio di Cristo che predichiamo al mondo (5:1-2).
· Se non ci rinnoviamo camminando nella luce, torniamo a quelle tenebre da cui siamo stati tratti fuori dal Signore e non abbiamo parte al «Regno di Cristo e di Dio» nel quale siamo stati immessi col battesimo (5:5.8).
· In conclusione, se siamo incoerenti in tutto questo, dimostriamo di non avere alcuna riconoscenza per ciò che Dio ha fatto a nostro vantaggio, e di non avere alcun timore di Cristo e del suo giudizio su di noi (5:20-21).
Ma ci sono inoltre almeno due ottime ragioni per vivere appieno la vita nuova di Cristo. Vediamole.
· Solo come nuove creature in Cristo possiamo avere un rapporto di amore nella verità con Dio, con noi stessi e di conseguenza con i fratelli: quest’ultimo aspetto è la conseguenza dei primi due. Quando i fratelli non vanno d’accordo, una parte di essi, o tutti, sono in una posizione difettosa verso Dio e verso la propria coscienza. Le mancanze nell’amore fraterno, nella sincerità, nella sopportazione, nella benignità, nella pazienza e in ogni altra virtù, sono sempre ferite inflitte agli altri e a noi stessi al tempo stesso. Trattando male o trascurando il fratello, maltratto e trascuro me stesso, perché siamo un corpo (4:25). L’uomo nuovo lavora in se stesso pensando alla propria esistenza in termini di corpo, di Chiesa, di unione fraterna.
· Ogni mia carenza spirituale, ogni parte di uomo vecchio che permane in me, dà i suoi frutti: fa posto al diavolo nel mio spirito e nella Chiesa. Un cristiano che non cammina in novità di vita diviene automaticamente - se ne renda conto o meno – un collaboratore di Satana per seminare zizzania nel campo di Dio. Solo rivestendosi dell’intera armatura di Dio (verità, giustizia, zelo, pace, fede, speranza della salvezza, Parola di Dio, preghiera) egli può far fronte efficacemente alle insidie del diavolo (6:11ss.), il quale opera, spesso purtroppo usando proprio i cristiani, per disgregare i legami fraterni e minare lo sforzo di edificazione della comunità in un unico corpo.
L’ideale proposto, se vogliamo essere davvero imitatori di Dio, non deve rimanere intentato! Un vero cristiano cerca con tutte le forze di agire come stiamo per vedere in questi altri sette punti.
· Dice sempre la verità al prossimo (4:25), sapendo che verrà giudicato per ogni parola pronunciata.
· Per lo stesso motivo, cura il proprio modo di parlare, di esprimersi. Dalla sua bocca non deve uscire alcuna parola malvagia (letteralmente il greco dice, in 4:29, marcia, guasta, rancida): egli, sia che esorti o che rimproveri, che incoraggi o ammonisca, che consoli o sgridi, parla sempre per edificare, per aiutare, per conferire grazia a chi l’ascolta e per rendere lode a Dio. Tanto meno possono trovare spazio sulle sue labbra parole ingannevoli, disoneste, di frode, o espressioni sciocche, volgari, ambigue, disdicevoli, inopportune, indelicate (5:4).
· Se gli capita di adirarsi, d’indispettirsi, non tralascia di far di tutto per porre fine subito alla propria amarezza, affinché essa non lo porti a peccare. Fa di tutto per essere in pace con tutti: è lui che va dall’“avversario” per stringergli la mano (4:26), è lui che cerca mitezza e benignità in ogni circostanza come Dio fa con lui (4:31-32).
· Lavora onestamente, conduce una vita corretta, con lo scopo non solo di sostentare dignitosamente se stesso, ma anche coloro che hanno meno di lui. Non vive per lavorare, e non lavora per arricchire se stesso, ma lavora per vivere e per donare a chi ha meno di lui (4:28).
· Bandisce dunque ogni avarizia dalla sua vita, e così ogni impurità ed eccesso che minino il suo corpo ed il suo spirito (5:3.18).
· Esamina con attenzione, passo dopo passo, ciò che è veramente gradito a Dio, affinché sia fatta la volontà divina e non la sua. Non è disavveduto come le vergini stolte della parabola, ma pronto, all’erta, vigilante, entusiasta, propositivo, accorto, attivo (5:10.17).
· Non rimanda mai a domani un tentativo di progresso, un buon proposito che concepisce oggi, perché sa valutare il tempo, sa che «i giorni sono malvagi» (5:15-16)
In tal modo egli cammina nell’amore di Cristo, cioè l’amore diviene l’abito vitale e distintivo della sua vita, il suo habitat: è dunque vivo agli occhi di Dio. Se però non si trova in tale posizione deve risuscitare, deve rinnovare o cominciare con serietà l’esperienza del battesimo, risorgere spiritualmente per vivere nella luce di Cristo, fuori dalle tenebre (5:11-14).