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Spogliarsi di tutti i beni?
Nel famoso episodio del "giovane ricco" (Matteo 19:16ss, Marco 10:17ss, Luca 18:18ss), Gesù chiede a quella persona di rinunciare a tutti i suoi beni se vuole avere la vita eterna. Ma oggi come oggi (e anche in passato!), fanno (o hanno fatto) questo coloro che si dicono (o si sono detti) cristiani? Mi sembra in ogni caso strano che Gesù chieda questo ciò a coloro che vogliano essere suoi discepoli.
E' evidente, leggendo l'episodio, che il "giovane ricco" pretende di essere sostanzialmente già a posto; egli è una brava persona che ha cercato sempre d'osservare i comandamenti di Dio. Gesù gli fa però osservare che BUONO è solamente Dio (dunque, per inciso, se Gesù è veramente BUONO, come quel giovane dice, dev'essere anche Dio, come difatti è): ogni uomo ha qualche punto debole, ha i suoi peccati, più o meno manifesti. Il principale (e sicuramente non unico: leggere Ecclesiaste [o Qohèlet] 7:20; Giovanni 8:7!) difetto del giovane ricco era, evidentemente, l'attaccamento al denaro. Certo, egli non commetteva adulterio, non bestemmiava, onorava il padre e la madre, ecc., ma... non voleva essere toccato nel "portafoglio"! E' per questo che Gesù "l'amò" (Marco 10:21) quando, toccandolo sul vivo, gli fece comprendere di essere anche lui un peccatore bisognoso dell'aiuto divino; dato, però, che non riusciva (o non voleva) rendersene conto, e che da Gesù, sostanzialmente, sembrava volere solo una conferma della propria "bontà" (o, al limite, solo qualche "aggiustatina"), ecco che Gesù non poté che proporgli l'unica soluzione possibile: quella drastica, inevitabile quando l'uomo non vuole distaccarsi da qualunque pratica contraria ai voleri di Dio (cfr. Matteo 5:29-20, 14:4; 19:1ss.; Luca 3:14, 13:5, ecc...).
Il Vangelo non ha mai chiesto obbligatoriamente a tutti i cristiani di spogliarsi di tutti i beni materiali per essere tali. Certo, Gesù dice che un ricco ha la strada più dura (Luca 18:25), ma in Luca 19:1-10, pochi versetti dopo l'episodio del giovane ricco, troviamo proprio un uomo ricco (Zaccheo) che si converte a Cristo e, di propria iniziativa, decidere di rimborsare "con gli interessi" coloro che fino a quel giorno ha sfruttato e di dare la metà dei propri beni ai poveri (Luca 19:1ss.): dopo di che, Gesù non gli domanda null'altro.
Qual è, allora, il problema? E' l'attaccamento al denaro, la gestione che ne facciamo. Nell'era apostolica v'erano anche cristiani ricchi, facoltosi: a costoro il Vangelo richiedeva di usare volontariamente e generosamente le proprie sostanze per fare del bene ai meno abbienti (1Timoteo 6:17-19). Lo stesso accadeva, sempre in misura volontaria (ma secondo un dovere morale sentito verso Dio), fra chiese consorelle (2Corinzi capitoli 8-9). Ogni cristiano può e deve riuscire ad amministrare con benevolenza e generosità ciò che possiede; altrimenti, è meglio che si spogli di tutto, perché dimostra di non essere in grado di gestire una responsabilità importante come quella dei beni materiali (Proverbi 11:24). Poveri ce ne saranno sempre: spetta ai più benestanti, a seconda delle opportunità, aiutarli senza avarizia (Giovanni 12:8; Galati 2:10; Giacomo 2:6); si ricordi inoltre che neppure spendere tutte le proprie sostanze per i poveri ci fa guadagnare la salvezza, se alle spalle non c'è vera carità, vero amore, vera fede e disinteresse (1Corinzi 13:3).
Anche quando, subito dopo la nascita della Chiesa di Cristo, i cristiani di Gerusalemme mettevano i beni in comune e vendevano i propri possedimenti, vediamo che (come c'insegna il caso di Anania e Saffira) si trattava pur sempre una scelta volontaria, dettata dalle circostanze di straordinaria emergenza e fatta nella misura che si riteneva più opportuna (Atti degli Apostoli 4:32-5:4).
Infine, è bene notare il fatto che - in età apostolica - le chiese usavano raccogliere (come devono fare anche oggi) le contribuzioni dei fedeli (da adoperarsi per la divulgazione del vangelo e il soccorso ai fratelli in difficoltà) in occasione delle adunanze domenicali (1Corinzi 16:2); in tali collette, ancora oggi, ciascun membro della comunità ha la possibilità di dare (liberamente e nella misura ritenuta opportuna, in coscienza davanti a Dio) una parte delle proprie entrate (2Corinzi 8:11, 9:6-7). Dunque, le famiglie cristiane continuano ad avere un proprio patrimonio dal quale attingere per i bisogni della o delle comunità di fratelli in Cristo. |