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Responsabili di fronte a Dio
"Questo è ciò che significa essere creature umane a immagine di Dio: significa essere liberi di compiere delle scelte anziché agire seguendo i nostri istinti. Significa sapere che certe scelte sono buone e altre cattive, ed è affar nostro conoscere la differenza … Se non fossimo liberi di scegliere il male, allora non saremmo nemmeno liberi di scegliere il bene: al pari degli animali, potremmo solamente essere utili o inutili, obbedienti o disobbedienti. Non potremmo più essere morali, vale a dire che non potremmo essere umani … Dio si è imposto il limite di non intervenire per toglierci la libertà, inclusa la libertà di far male a noi stessi e agli altri intorno a noi" (H.S. Kushner).
Come disse Dio tramite Mosè al popolo d’Israele prima di farlo entrare nella Terra Promessa: "Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché possa vivere, tu e i tuoi discendenti, e possa amare l’Eterno Dio…" (Deuteronomio 30:19). Proprio perché siamo liberi, e dunque esseri moralmente responsabili, Dio può giudicarci: scegliamo la vita, e la vita in Cristo, il solo che possa indicarci la morale di Dio, i suoi pensieri su ciò che è bene e ciò che è male; il solo che, se lo seguiamo, ci libera dal peccato e ci porta alla vita eterna (si legga Giovanni 3:16-21).
Bisogno di Dio
"Nessuna cultura senza Dio è riuscita a offrire in questi secoli una attendibile scienza del bene e del male … Il bisogno di Dio è sempre lo stesso dall’inizio dei tempi" (G. Barbiellini Amidei).
Abbiamo bisogno che Dio ci dica cos’è bene e cos’è male: non abbiamo il diritto di stabilirlo noi! Quando gli uomini pensano di essere in grado di farlo, a volte ci azzeccano, ma nella maggioranza dei casi ne nascono immoralità, caos, approssimazione, relativismo, non di radio abominio vero e proprio. Non fu forse il primo peccato dell’uomo proprio quello di voler discernere da sé fra il Bene e il Male (cfr. Genesi 2.17)? Abbiamo bisogno di Dio da sempre, per trovare il suo amore, la sua guida, la sua giustizia!
La giusta tensione spirituale
"Ogni generazione cristiana, finché resta nella coerenza con la fede originaria, non può pensarsi se non come la generazione della fine del mondo e del ritorno di Cristo" (S. Quinzio).
Il Signore può tornare da un momento all’altro, e comunque la nostra vita è breve, fragile… prepariamoci all’incontro con Gesù, ricordandoci che sarà la sua Parola a giudicarci nell’ultimo giorno (Giovanni 12:48). Senza questa tensione spirituale, la nostra vita si trascinerà senza senso, e soprattutto con un tragico esito finale!
Morti dentro
"Non è vero che esistano persone buone, talmente impegnate nel Bene da essere refrattarie e difese dal Male … Ognuno di noi fa qualcosa di male un giorno o l’altro, coscientemente o meno. Non di meno siamo tutti infestati o posseduti dal male … [anche se] la gente non ha più il senso del Bene e del Male, non percepisce nemmeno la propria colpevolezza … Io direi che il Male persistente nella persona provoca quella che io definisco la morte dell’anima. Un uomo può restare in vita, eppure essere morto interiormente" (G. Herling).
Si tratta di ciò che la Bibbia ci spiega in lungo e in largo: "Perché non c’è alcun uomo che non pecchi" (1Re 8:46); "Nessun vivente, o Dio, sarà trovato giusto davanti a te" (Salmo 143:2); "Non c’è infatti alcun uomo giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi" (Ecclesiaste 7:20); "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23), e solo l’opera di Redenzione di Gesù può liberarci da questa condizione che, a prescindere da quanto ne siamo coscienti, ci avvolge, ci domina, ci schianta (leggi Romani 3:24). Gesù è morto per tutti perché tutti ne abbiamo bisogno, tutti lo hanno crocifisso coi propri peccati, anche e soprattutto coloro che dicono: Ma, in fondo, non sono poi tanto cattivo, sono una brava persona…"! "Se non vi ravvedete, tutti allo stesso modo perirete", avverte Gesù in Luca 13:5. E ancora: "Chi crede nel Figlio di Dio ha vita eterna, ma chi non ubbidisce al Figlio di Dio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui" (Giovanni 3:36). Rivolgiamoci a Cristo, usciamo dallo stato di peccato in cui ci troviamo convertendoci e seguendolo, altrimenti rimarremo dei morti viventi: "Tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto" (Apocalisse 3:1). E, divenuti cristiani, ricordiamoci del nostro compito: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu vai ad annunziare il regno di Dio" (Luca 9:60).
Desiderio del Cielo
"La maggior parte di noi trova molto difficile desiderare il Cielo, tranne nella misura in cui "Cielo" significhi incontrarsi di nuovo con i cari che sono morti … E’ da quando molti cristiani hanno smesso di pensare all’altro mondo che sono diventati tanto inefficaci in questo" (C. Lewis).
Uno dei pochissimi motivi per cui ancora qualcuno pensa alla vita eterna in Cielo è quello di poter incontrare di nuovo i propri cari già trapassati. Ma quanto ci si adopera per aspirare e vivere in vista del Cielo in questa vita, a prescindere da ogni altra considerazione? Il Cielo deve essere il primario desiderio della vita di un cristiano, anche se non vi dovesse mai trovare lì i suoi cari, anche se essi fossero tutti condannati all’Inferno. Il cristiano sa che, anche se si dovesse trovare un giorno lì senza i suoi cari, sarebbe ugualmente immensamente felice. Sembra assurdo, no? Ma la fede è anche questa. La giustizia di Dio è sempre, per il vero credente, fonte di eterna gioia, e il Cielo è una meta da raggiungere ad ogni costo, a qualunque condizione. Non solo, ma chi vive pensando concretamente al Cielo non è una persona "con la testa sulle nuvole", anzi! Da un certo punto di vista, è la persona più concreta e realistica del mondo. "La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo" (Filippesi 3:20). Vogliamo andare in Cielo coi nostri cari? Convertiamoci e aiutiamoli a convertirsi al Signore, finché si è in tempo di farlo!
La vera rivoluzione
""Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l’unico Signore" (Deuteronomio 6:4). è impossibile compiere una rivoluzione di maggiore portata con un numero minore di parole o in modo più semplice" (E. Gilson).
Questa è stata davvero la rivelazione-rivoluzione basilare della storia umana! C’è un solo, unico e vero Dio, ed è il Dio della Bibbia, che s’è rivelato dapprima a Israele e poi al mondo intero tramite il messaggio di Cristo. Di fronte all’idolatria imperante, la Bibbia pone il monotesimo del Dio che parla, che comunica, che viene incontro all’uomo; sovvenendo, infatti, alla limitatezza della mente e delle forze umane, le Sacre Scritture ci indicano anche CHI è questo Dio. La vita di ogni persona che prenda sul serio quel versetto biblico, traendone tutte le debite conseguenze, si rivoluziona, si trasforma, giungendo all’apice della Verità e della rigenerazione interiore con quest’altra rivelazione-rivoluzione: "Questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo e vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato" (Giovanni 17:3). |