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Chi censura chi?
Data 19/08/2009 16:10  Autore staff  Hits 1134  Lingua Globale
CHI CENSURA CHI?

Iniziamo questo “primo piano” con due indicazioni bibliografiche; altre sarebbero possibili, ovviamente, ma abbiamo scelto queste pubblicazioni di Gigliola Fragnito, docente all’Università dio Parma:

La Bibbia al rogo (Il Mulino, Bologna, 1997)

In questo libro l’autrice ricostruisce la parabola che ha portato la Chiesa della Controriforma a proibire le traduzioni e ogni altro adattamento in volgare (ossia in lingua comune, non in latino) della Bibbia., mostrando come questa politica di fatto oscurantista abbia inciso nel profondo della spiritualità cattolica e della vita della Chiesa (facendo sì che tuttora gli italiani non leggano la Bibbia).

Proibito capire (Il Mulino, Bologna, 2005)

Facendo seguito a La Bibbia al rogo, si indaga la politica messa in atto dalla Chiesa della Controriforma contro l'uso religioso della lingua volgare. L’imposizione del latino, incomprensibile ai più, assieme all'eliminazione di testi che dal tardo medioevo nutrivano la pietà di uomini e donne di ogni ceto, allontanò gli italiani da un percorso consapevole di fede e da un approccio individuale alla conoscenza della Parola Dio.

Perché questi riferimenti? Per ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che la Chiesa cattolica romana è stata, nel corso della storia, talmente protagonista di episodi e strategie di censura al punto da vietare anche la stessa Parola di Dio al popolo, per paura che attraverso la lettura della Bibbia molti comprendessero tutto ciò che non è biblico all’interno delle dottrine e pratiche cattoliche, e che potessero decidere, di conseguenza, di abbandonare la Chiesa romana per rivolgersi al altre confessioni cristiane o ad altre religioni. Solo quando la nostra civiltà – e di certo non per l’apporto determinante della Chiesa cattolica! – ha conosciuto la libertà di stampa, di ricerca, di opinione e tante altre belle cose come queste, la Chiesa cattolica ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte, adeguandosi.

Recentemente, il Vaticano ha sonoramente protestato per il mancato invito al Papa presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Non vogliamo entrare nei dettagli della questione, perché non è nostra intenzione addentrarci in problematiche politiche o simili. Se il Papa fosse stato invitato, bene; altrimenti, bene lo stesso. Vogliamo solo sottolineare che prima di tutto non si è trattato di “censura”, perché un mancato invito non è tale. Tutt’al più, può essere considerato ostilità, disistima, antipatia, ma non censura. Nessuno censura mai il Papa e il Vaticano, che, anzi, hanno un’esposizione mediatica impressionante! Chi più del Papa e dei grandi esponenti del cattolicesimo può vantare una presenza pressoché quotidiana, oseremmo dire invadente, su TV, giornali, radio e via discorrendo? Chi più del Papa trova spazio pubblico per dire quello che vuole dire?

Un’altra considerazione può aiutare a comprendere chi è che davvero vuole avere il monopolio dell’informazione “religiosa” (e d’altro tipo). Non fu forse la Chiesa di Roma che volle ed ottenne a tutti i costi dal regime fascista l’esclusiva dell’insegnamento della religione a scuola? E non ha ribadito tale politica in tempi più recenti, quando governava Craxi? Non è la Chiesa romana che, attraverso concordati con lo Stato italiano, ha preteso e ottenuto di non ammettere alcun insegnante che non fosse cattolico all’insegnamento religioso all’interno della sede principale di istruzione di bimbi e ragazzi, ossia le scuole pubbliche? Se vogliamo parlare di censura (diciamo di “censura preventiva”), allora la Chiesa cattolica continua ad essere maestra! Io, non cattolico, non posso insegnare religione nelle scuole statali (statali, si noti bene); se invece fossi cattolico, potrei. Bella libertà! Che tolleranza! Che apertura! Che pluralismo!

Ultimo spunto: ha mai il Vaticano invitato esponenti del mondo non cattolico a dire la loro in occasione di qualche inaugurazione importante o comunque in circostanze ad ampia diffusione, consentendo l’espressione di un pensiero anche contrario al proprio a casa propria? Non ci risulta! Perché il Papa ritiene di avere quasi il diritto di essere invitato a parlare per l’inaugurazione di un anno accademico in una Università laica, mentre di sicuro in quelle cattoliche non si inviterà mai in circostanze analoghe un rappresentante di un’altra confessione o fede religiosa (o anche un ateo) che si tema possa esprimere concetti non graditi?




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