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Gay si deve cambiare
Data 19/08/2009 16:18  Autore staff  Hits 1681  Lingua Globale

Gay si deve cambiare (se si vuole piacere a Dio)



La canzone Luca era gay, classificatasi seconda a Sanremo 2009 nonostante le polemiche che hanno preceduto, accompagnato e seguito la partecipazione del cantante Povia, ha dato altri spunti e opportunità per proseguire il dibattito sull’omosessualità, fino al “combattuto” confronto televisivo del 17 marzo scorso nella trasmissione di Bruno Vespa Porta a porta (titolo: “Gay si può cambiare”). Da parte nostra non vogliamo entrare in discorsi riguardanti aspetti civili, sociali, giuridici, letterari, medici, psicologici e d’altro genere… Vogliamo solo riferire quanto dice la Bibbia sull’omosessualità, e lasciare che poi i “Luca” eventualmente interessati a piacere a Dio, a farsi accogliere da Lui, facciano da se stessi le proprie riflessioni e considerazioni.

 

Sia subito chiaro che non è nostra intenzione fare alcuna “caccia alle streghe”, ma solo cogliere l’occasione per ribadire che – alla luce della Sacra Scrittura – ogni stile di vita contrario alla volontà di Dio (non solo l’omosessualità, dunque) va cambiato per poter essere discepoli del Signore e giungere alla vita eterna. A volte, certo, cambiare non è semplice, e nutriamo profondo rispetto e comprensione per tutte le difficoltà che le persone incontrano nel convincersi della propria posizione peccaminosa e nel cambiarla, cosa che in genere avviene con notevoli sofferenze interiori. D’altronde, chiunque sia diventato veramente cristiano conosce molto bene, per un aspetto o per un altro, il travaglio della conversione.

 

Diciamo innanzi tutto che Gesù, Figlio di Dio, ebreo fra ebrei, ma «luce delle nazioni» (Isaia 49:6), protagonista e araldo del messaggio che deve giungere a tutti gli uomini d’ogni tempo e luogo, ha ribadito la condanna di tutte le forme di immoralità già riprovate dalla Legge di Mosè. Egli ha dunque chiaramente proibito la fornicazione (vedi Matteo 15:19; Marco 7:21). Qualunque buon lessico biblico può aiutare nel capire che cosa s’intenda nella Bibbia con tale termine, ed ecco un esempio tratto da Il Dizionario della Bibbia Zanichelli (2003):

 

Qualsiasi tipo di attività sessuale illecita. Nell’Antico Testamento l’ambito della cattiva condotta sessuale include la seduzione, lo stupro, la sodomia, la bestialità, determinate forme di incesto, la prostituzione (maschile e femminile) e i rapporti omosessuali (cfr. Levitico 18, 19:20-22.29, 20:10-21). […] Nel Nuovo Testamento, quasi ogni forma di cattiva condotta sessuale (vale a dire esterna al vincolo matrimoniale) può essere designata come “fornicazione” o “immoralità” (cfr. 1Corinzi 6:9; 2Corinzi 12:21; Efesini 5:5; Colossesi 3:5; 1Tessalonicesi 4:3; 1Timoteo 1:10; Ebrei 13:4; Giuda 7).

 

Nel passo anticotestamentario tratto da Levitico 18:22, sopra citato, troviamo scritto: «Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole». L’Antico Testamento riferisce inoltre che la gente di Sodoma e Gomorra era «grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno» (Genesi 13:13), e che Abramo non riuscì a trovare in tali contrade neppure uno sparuto manipolo di persone rette, che giustificassero la pazienza e la misericordia di Dio, il quale decise allora di punire tutti, fatta eccezione per il giusto Lot e per i suoi figli (Genesi 18-19). Quella punizione divina è rimasta per sempre l’emblema dell’ira e della giustizia di Dio sugli impenitenti: lo scrittore sacro Giuda (non l’apostolo traditore, ovviamente, bensì uno dei fratelli carnali di Gesù) ha affermato, nello scritto del Nuovo testamento che porta il suo nome che «Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno…» (Giuda v. 7). Oltre a varie idolatrie, disonestà, sopraffazioni e immoralità, quale fu il tipo di peccato che più d’ogni altro caratterizzò quelle popolazioni degne di tanto dura condanna? Lo abbiamo appena letto: fornicazione e perversioni sessuali contro natura, cioè disordine sessuale in generale e omosessualità in particolare. Non a caso, il termine sodomia è entrato nel nostro vocabolario col significato di “omosessualità tra persone di sesso maschile” (ma ciò non toglie che fu presente e condannato, ovviamente, anche il corrispettivo femminile, il lesbismo).

 

Si noti dunque che l’espressione peccati contro natura è biblica ed evangelica: la usa anche l’apostolo Paolo nel descrivere tali peccaminose condizioni: «Dichiarandosi di essere savi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso tempo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento» (Romani 1:22-27).

 

Ai tempi apostolici, circa 1800 anni dopo gli avvenimenti di Sodoma e Gomorra, e poco oltre la metà del I sec. d.C., in piena divulgazione del messaggio d’amore di Gesù, l’omosessualità era ancora ritenuta dagli araldi del Vangelo un gravissimo peccato contro la natura stabilita da Dio, una violazione da porsi allo stesso livello dell’idolatria: chi se ne macchiava o la giustificava, infatti, era accusato di voler cambiare la verità di Dio in menzogna (vedi infatti Romani 1:32: «Or essi, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono»).

 

La legge di natura, d’altronde, è evidente dalla Creazione dell’essere umano («li creò maschio e femmina»; «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui» [la donna, appunto]: Genesi 1:27, 2:18 – cfr. Matteo 19:4; Marco 10:6) e dalle stesse forme fisiche: sembrerà banale, ma non lo è, rilevare che già a livello fisico uomo e donna (e non uomo e uomo, o donna e donna) sono stati fatti per completarsi l’uno con l’altro (Genesi 2:23: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!», disse infatti Adamo riguardo ad Eva): ma questo livello fisico è a sua volta immagine di un livello interiore, per cui ciò che Dio vuole è il completamento fra l’uomo e la donna, due “mondi” diversi e complementari. Chi nasce uomo deve sviluppare la propria personalità maschile, chi nasce donna quella femminile, e le due personalità vanno integrate, messe al servizio l’una dell’altra; chi non vuole comprendere ciò è – secondo l’insegnamento biblico – inescusabile (Romani 1:20). Adulterio, fornicazione, omosessualità, pedofilia, pornografia, prostituzione e tutti i disordini sessuali saranno sempre, agli occhi di Dio, peccati che potranno essere perdonati solo col ravvedimento e il cambiamento pratico che ne deve conseguire.

 

Ancora Paolo, autore – senza contraddizione – del meraviglioso inno alla carità di 1Corinzi

13, ha scritto: «Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1ª Corinzi 6:9-10). Oggi chi sostiene cose come quelle che stiamo scrivendo viene fatto passare, in genere, per “integralista”, “intollerante”, “fondamentalista” e mancante d’amore: ma erano tali i profeti, Mosè, Gesù, suo fratello Giuda, l’apostolo Paolo e tutti gli altri scrittori sacri che hanno affrontato queste tematiche?!? No, non vi ingannate – dice Paolo – e non ingannate: Dio non cambia di certo idea su queste cose, anche se tutto il mondo si illudesse del contrario! La Scrittura ci ricorda che la legge mosaica (la quale ha avuto lo scopo di istruire l’uomo sul peccato e sulla giustizia di Dio, al fine di farci comprendere la grazia di Cristo) ha condannato empietà, ribellione, malvagità, scelleratezza, profanità, omicidio, fornicazione, omosessualità, rapimenti, falsità, spergiuro ed ogni altra condizione definita «contraria alla sana dottrina» di Dio (leggere 1ª Timoteo 1:8-11). Possiamo, allora, diventare cristiani se ci siamo macchiati di tali peccati? Certamente sì, ma, come già accennato, solo tramite la conversione. Non possiamo dirci cristiani o pretendere di diventarlo se, ad esempio, abbiamo l’amante, o andiamo a prostitute, o abbiamo rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, o siamo increduli, o idolatri, o bestemmiatori, o voyeur, e non ci vogliamo ravvedere, non vogliamo cambiare vita! Mai sentito parlare dei «frutti degni di ravvedimento»? (Matteo 3:8; Luca 3:8; Atti degli Apostoli 26:20; ecc.)…

 

Essere davvero amorevoli e comprensivi con tutti, secondo la verità del Vangelo, significa predicare la verità, dire che solo facendola finita coi propri peccati e iniziando uno stile di vita realmente in accordo col Vangelo ci si potrà legittimamente considerare discepoli di Cristo. Dopo aver detto ai fratelli di Corinto che fornicatori, idolatri, adulteri, omosessuali, e così via, non entreranno mai nel regno di Dio, Paolo aggiunge: «Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1ª Corinzi 6:11) … «perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione». Il fine del peccato e di ogni traviamento sessuale, infatti, «è la morte»! (vedi Romani 6:12.19-23 – la «morte» va intesa qui in senso spirituale, ossia il distacco da Dio: essere «morti nei peccati», come troviamo scritto ad esempio in Efesini 2:1.5).

 

Rispettiamo gli omosessuali, e comprendiamo le difficoltà in cui molti fra di essi si trovano, soprattutto coloro che, al di là del fatto puramente fisico, sessuale, vivono un forte coinvolgimento emotivo, interiore. Ci rendiamo conto che in vari casi le coppie omosessuali danno vita a rapporti affettivi degni di rispetto umano e di considerazione; ma per chi vuole essere discepolo del Signore i parametri per dettare le regole non sono i sentimenti, le opinioni personali e le situazioni di fatto che creiamo nella nostra vita. Chi sceglie di vivere senza Dio lo faccia pure e conduca la propria esistenza come gli pare; ma chi vuole avvicinarsi a Lui tramite Cristo e il suo Vangelo deve essere pronto a ogni sacrificio, abbandonando ciò che è di ostacolo per il Regno di Dio. Come ha detto Gesù: «Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Matteo 16:24; si leggano anche passi come Matteo 10:37-39; 19:1-12).

 

Difficile? Certo, può esserlo, e anche parecchio, ma una fede crescente nel Signore, che si sviluppa a partire dalla Parola di Dio e dalla preghiera, consente di superare ogni scoglio: come disse Gesù: «Ogni cosa è possibile a chi crede» (Marco 9:23). Se lasciamo che Dio agisca in noi, rimodellandoci, scopriremo che «ogni cosa è possibile a Dio» (Marco 10:27). E ancora, come scrisse l’apostolo Paolo: «Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica» (Filippesi 4:13), nel senso che ogni ostacolo esterno e interiore, ogni difficoltà, ogni travaglio del corpo e dell’anima può essere superato e trasformato secondo

la Sua volontà. Proprio Paolo, infatti, dovette trasformare completamente la sua mentalità, il suo atteggiamento, le sue attività, divenendo da persecutore di Cristo perseguitato per Cristo (si legga Atti degli Apostoli 22:4.8; Filippesi 3:1-12 e 1ª Timoteo 1:12-17), lottando per la Sua causa, e poté testimoniare: «Per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza» (Colossesi 1:29): accogliere i peccatori, secondo il Vangelo, non significa lasciarli persistere nei loro peccati, di qualunque specie essi siano. Il Signore non ci salva nei nostri peccati, ma dai nostri peccati, ossia vuole tirarcene fuori. Egli ha il potere (ma dobbiamo predisporci a farlo agire in noi) di trasformarci, di farci «nascere di nuovo» (Giovanni 3:7), di modificare le nostre esistenze. Chi vive nel peccato può, grazie alla Parola ed allo Spirito di Dio, rientrare nei binari di Dio: nulla è impossibile al nostro Creatore. L’unica cosa impossibile è essere salvati rimanendo nel peccato.

 

In conclusione, ci teniamo a ribadire che, come cristiani, siamo fautori della massima tolleranza, della pari dignità umana a livello di ordinamento giuridico e di rapporti personali e sociali; ma, secondo il Vangelo, amare gli omosessuali significa aiutarli a capire che rimanendo nel loro stato non potranno essere accolti da Dio. Solo la conversione potrà salvarli, e ciò vale per loro come per tutti: tutti, infatti, chi per un verso, chi per un altro, abbiamo qualcosa da cambiare, tutti dobbiamo abbandonare un «uomo vecchio con i suoi atti» e diventare, in Cristo, un «uomo nuovo che si va rinnovando ad immagine di Colui che l’ha creato» (Colossesi 3:9-10). Ad esempio, se il comandamento dice: «Non commettere adulterio», non devo commettere adulterio, se non voglio essere ripudiato da Dio. Chi ama veramente il prossimo? Colui che dice al peccatore: «, rimani come sei, Dio ti ama lo stesso» (e, così facendo, lo fa rimanere nella riprovazione di Dio), oppure chi gli dice: « e non peccare più?» (Giovanni 8:11) e, così facendo, lo aiuta a salvarsi? Dio ci accoglie per grazia, ma se vogliamo beneficiare di questa grazia dobbiamo «non peccare più», affinché non ci «avvenga di peggio» (Giovanni 5:14).

 

Amore” per il prossimo non significa giustificare ciò che Dio disapprova, bensì aiutare a porsi in sintonia con

la Sua volontà. Gesù, Maestro d’amore, ha chiaramente parlato di «risurrezione di vita» e di «risurrezione di condanna» (Giovanni 5:39). C’è dunque una condanna per chi non rispetta la Legge di Dio.

 

Gay si deve cambiare, se si vuole diventare cristiani.

 




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