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Il crocifisso nelle aule
Data 15/11/2009 18:35  Autore staff  Hits 1501  Lingua Globale
Lo scorso 14 novembre il "Messaggero Veneto" ha pubblicato una lettera di un membro della nostra comunità sullo scottante tema del crocifisso nelle aule scolastiche, che tante polemiche ha suscitato. Ci pare  utile riproporla in questo Primo Piano, anche se abbiamo già trattato l'argomento anni addietro.



Ciclicamente, da diversi anni a questa parte, rispunta la questione del crocifisso. Vorrei fare qualche considerazione che vada più a fondo rispetto alla questione in sé (tenerlo o meno nelle aule scolastiche).
La mia fede non è basata sulla presenza di un manufatto nei luoghi che frequento, né la fede in cui cerco di far crescere le mie figlie si fonda sulla presenza di manufatti in casa o altrove.
La Parola di Dio insegna chiaramente di non farsi immagini materiali di alcun tipo che riguardino la divinità, e spinge piuttosto a coltivare un rapporto spirituale, intimo e profondo col Signore, attraverso la conoscenza della sua Parola, la preghiera e lo sforzo quotidiano di vivere la croce (e la risurrezione, non dimentichiamolo!) in ogni frangente della vita. "Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me": così scrive l’apostolo Paolo ai Cristiani della Galazia per descrivere la sua piena immedesimazione nella sequela di Gesù. E ancora: "Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze" (Galati 2:20 e 5:24).
E di nuovo, scrivendo ai Cristiani di Roma, Paolo afferma: "Il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con Lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato ... Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con Lui, sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di Lui" (Romani 6:6-9).
Ebbene, se proprio dovessimo raffigurare lo stato attuale di Gesù, si sappia che Gesù è risorto e siede ora glorificato "alla destra di Dio" (Romani 8:34), ossia in posizione di piena e assoluta autorità, "pronto a giudicare i vivi e i morti", come dice l'apostolo Pietro (I Pietro 4:5).
Essere crocifissi con Cristo significa "morire" al peccato (questa parola che si evita sempre più di usare, oramai...), ossia abbandonare la disubbidienza verso la legge di Dio, e poi rinascere come persone nuove, trasformate dalla Parola di Dio, rispettando l'autorità di Chi ha vinto la morte e ci giudicherà nell'ultimo giorno. Nel Paese dei crocifissi, invece, fatte salve le benedette eccezioni, il peccato dilaga, e Cristo viene rimesso in croce ogni giorno.
Possiamo anche appendere crocifissi ovunque, ma a che cosa serve se poi il turpiloquio, la volgarità, la bestemmia, il nominare il nome di Dio invano, il materialismo, l'indifferenza verso il Vangelo (o addirittura il discredito gettato sulle sacre pagine!), l’impudicizia, la corruzione, l'aborto, il fallimento di un numero impressionante di matrimoni, lo sfascio delle famiglie, l'uso di alcol e sostanze stupefacenti, la dipendenza da mille cose di questo mondo, un male inteso senso del "divertimento", e avanti di questo passo, sono il nostro duro e amaro "pane quotidiano"? 
Vogliamo dimostrare al mondo (e in primis ai musulmani, mi pare di capire) le nostre cosiddette "radici cristiane"? Benissimo! Rispolveriamo la Bibbia che giace impolverata nelle nostre librerie, ricominciamo a leggerla, studiarla, metterla in pratica.
Convertiamoci, cambiamo vita, dimostriamo di essere Cristiani: se così faremo, non serviranno crocifissi, perché noi stessi saremo un'immagine (sempre umana, mai perfetta, certo, ma credibile) di Colui che è morto e risorto per darci una speranza eterna. Se i luoghi pubblici e privati fossero pieni di persone che hanno chiuso col peccato e sono rinate in Cristo, di che altro ci sarebbe bisogno? È mia impressione che più ci si attacca al crocifisso e alle "radici cristiane", più lo si fa perché, più o meno consciamente, si percepisce l'assenza del Cristianesimo dalle nostre vite, dalla nostra società.

 

Valerio Marchi - Udine




Il materiale viene messo a disposizione di chiunque voglia scaricarlo per uso personale. La Chiesa di Cristo in Udine non è responsabile dell'uso improprio che si possa fare di tale materiale.