E sarebbe ora! Assistere ad una partita di calcio significa anche dovere ascoltare, oppure percepire chiaramente dai “labbiali”, tutta una serie di ingiurie, imprecazioni e, soprattutto, bestemmie: non se ne può più! Si fanno tante storie sulle “radici cristiane” del nostro Paese e dell’Europa, e poi lo spettacolo più diffuso in assoluto, il calcio, dai dilettanti fino ai professionisti, si dimostra il principale “diseducatore” della gente, mettendo in campo, oltre ai muscoli e alle tattiche, l’intero repertorio di volgarità e di mancanza di rispetto non solo del prossimo, ma di Dio.
“Specchio della società”, dice qualcuno: in fondo ciò che avviene sul campo e in TV altro non è che il riflesso della vita quotidiana: ed è vero, purtroppo! Ma ciò, di certo, non giustifica i calciatori, che agiscono con l’aggravante di farlo di fronte a milioni di spettatori, molti dei quali bambini.
Nel nostro Paese “cristiano” e “cattolico”, l’intercalare più frequente consiste, nel migliore dei casi, nel nominare il nome di Dio invano (il che trasgredisce il terzo dei Dieci Comandamenti – Esodo 20:7: «Non userai il nome dell’Eterno, il tuo Dio, invano, perché l’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano»), o addirittura nell’unire al nome di Dio gli improperi più ignobili!!! Ricordiamo che “non nominare il nome di Dio invano” è un comandamento che vuole evitare un atto che agli occhi del Signore è della stessa gravità dell’omicidio, del furto, dell’adulterio, dell’idolatria…
Una specifica regola del regolamento calcistico, esistente da lunghissimo tempo, sanziona con l’espulsione il giocatore che bestemmi: ma non è mai stata applicata! Come quasi sempre, il problema non è che le regole non esistano, il problema è che troppo spesso non si applicano. Quando in passato, parlando con qualcuno, sostenevamo che tale regola dovrebbe essere applicata, quasi tutti rispondevano: «Ma se si fa così, dopo pochi minuti rimangono in campo tre o quattro giocatori…». E allora? Che rimangano in campo in tre o quattro, si chiuda la partita, e si torni a giocare finché non smettono le bestemmie! Ci vuole tanto?
E non sarebbe male se una bella “espulsione” si verificasse anche negli ambienti di lavoro, negli uffici pubblici, nei bar e ristoranti, nelle scuole, e così via. E ancora meglio sarebbe se una sana educazione partisse dalle case, dalle famiglie: perché è lì, alla fin fine, che nasce tutto. La bestemmia, atto oramai quasi “involontario”, automatico, di una grande fetta della popolazione, e il nominare invano il nome di Dio, sono una vera e propria piaga sociale, come la droga e l’alcolismo: gli effetti paiono meno devastanti, ma, soprattutto se consideriamo la cosa dal punto di vista dell’etica e dello spirito dell’uomo, non è proprio così.