(si leggano i versetti 27-31, 54 e 66-72 del Vangelo di Marco)
Il contesto è quello dell’imminente cattura di Gesù, alla quale seguirà la crocifissione. Ricordando una profezia dell’Antico Testamento (Zaccaria 13:7-9) Gesù preannuncia che i suoi stessi Apostoli lo lasceranno solo nell’ora della prova; ma, nonostante tutto, ogni cosa si compirà secondo la volontà del Padre celeste e Gesù si apparirà dopo risuscitato ai discepoli in Galilea (vedi Marco 16:7). Il Signore, ormai solo fino in fondo, continua ad amare i discepoli fino alla fine, nonostante tutto e tutti (leggi Giovanni 13:1).
· Pietro, esponendosi come fosse il più coraggioso e coerente, si sente prevedere dal Signore il suo squallido rinnegamento: un rinnegamento che, per di più, avverrà spergiurando e maledicendo, e ciò non di fronte ad un terribile tribunale, ma ad una serva portinaia (per due volte) ed a un gruppo di servi e guardie, in mezzo a cui si ritroverà a scaldarsi all’aperto mentre Gesù verrà processato (vedi Giovanni 18:17-18.25). Egli vuole fare il “discepolo da lontano”, come troviamo sostanzialmente scritto in Marco 14:54 (vedi anche Luca 22:54): vuole al tempo stesso evitare il pericolo di essere catturato anche lui, quale complice di Gesù, e far vedere però che, in qualche modo, sta più vicino al Maestro rispetto agli altri Apostoli, che sono fuggiti: ma il peccato, specialmente quello più ipocrita, presenta sempre il conto!
· A fare i discepoli a metà si finisce difatti per non essere veri discepoli e per essere disprezzati e rigettati non solo da Dio, ma anche da quel mondo corrotto dal quale teoricamente ci si vuole distaccare per essere fedeli a Dio e in mezzo al quale, di fatto, si rimane...
· In casi simili, solo scoppiando a piangere amaramente (così ci dice Matteo 26:75 riguardo a Pietro), solo provando la sana tristezza del vero ravvedimento (leggi 2Corinzi 7:9-11), e ricordandoci di quanto la Parola di Dio ci dice (spesso pensiamo di essere più sapienti della sapienza divina!), e dunque solo facendo un bagno d’umiltà, sentendo su di noi lo sguardo accusatore e al tempo stesso pietoso di Gesù (leggi Luca 22:61) e non perdendo mai la speranza del perdono di Dio... solo così possiamo tornare a Dio, riabilitarci e porci in salvo (leggi Luca 22:31-32).
Notiamo bene le precise profezie di Gesù:
Þ Pietro lo avrebbe tradito;
Þ lo avrebbe fatto quella notte stessa;
Þ lo avrebbe fatto nonostante le ammonizioni ricevute e il suo dichiarato impegno di scegliere, piuttosto, di finire in prigione (vedi Luca 22:33) e persino di morire;
Þ lo avrebbe fatto prima del secondo canto del gallo;
Þ lo avrebbe fatto per ben tre volte.
Tutto si realizzò alla lettera: il Signore sa davvero ogni cosa!
Il tradimento di Pietro ci insegna come di solito cadiamo nel peccato:
Þ Eccessiva fiducia in noi stessi
Þ Incredulità e superficialità nei confronti delle parole di Dio
Þ Negligenza nella preghiera (se Pietro, invece di parlare tanto, avesse pregato per trovare forza e coraggio in Dio…!)
Þ Tentativo di “barcamenarci” in qualche modo fra Dio e il mondo che gli è contrario (“un piede in due staffe”, in pratica)
Þ Temeraria sfida alla tentazione, accompagnandoci a pericolose compagnie
Þ Come risultato, paura e menzogna, e...
... Il Signore fu più disonorato da Pietro e dalla sua presenza “da lontano”, che dagli altri i quali erano fuggiti!
Anche oggi, molto spesso, gli uomini vogliono fare i discepoli “da lontano”, seguire il Signore ma solo fino a un certo punto, spacciarsi per religiosi e zelanti mentre sono in realtà solo pieni di sé, dichiarare la propria fede ma non seguire veramente Gesù quando è il momento di farlo. In pratica, non si fidano degli ammonimenti e dei comandi del Signore e fanno di testa propria… Pietro da quell’esperienza tanto amara, che lo condusse a un pianto accorato, imparò molto, e il suo atteggiamento iniziò a cambiare concretamente, rendendosi finalmente disponibile a farsi plasmare da Dio. Lo stesso deve avvenire per noi. Gesù va seguito da vicino, la sua sorte va condivisa, la sua Parola va creduta, i suoi consigli e le sue messe in guardia non vanno prese sottogamba, il nostro orgoglio, la nostra presunzione, la nostra tendenza a ritenerci migliori degli altri sono atteggiamenti che vanno eliminati. E dobbiamo essere pronti a piangere, ad ammettere il nostro peccato, a ravvederci, a ricominciare su diverse basi il nostro rapporto con Dio. In una parola, a convertirci. In tanti dicono “Gesù è il Signore!”, “Seguiamo Gesù!”. Ma quanti gli si sottomettono e lo seguono davvero?