Recentemente abbiamo letto vari contributi dei lettori sulla Sindone. Come semplici cristiani, e senza entrare nei dettagli dei termini greci usati nei Vangeli o delle ipotesi su come sia stato avvolto il corpo di Gesù, ci teniamo a dire che, al pari di tantissimi altri discepoli di Cristo, abbiamo creduto nella Sua vittoria sulla morte senza addentrarci in tanti particolari, per quanto interessanti possano essere: un telo e/o delle bende, messi in un modo o nell’altro, poco cambiano circa le testimonianze di fondo circa Risurrezione e circa la fede che scaturisce dal contatto con la Parola di Dio (Romani 10,17): fede il cui scopo è quello di trasformare la nostra esistenza, di farci adorare il Padre tramite Gesù Messia, «unico mediatore tra Dio e gli uomini» (1ª Timoteo 2:5), e di condurci alla vita eterna (Giovanni 20,30-31; Giacomo 1,21).
A nostro avviso, il discorso rischia di essere viziato soprattutto dalla volontà di giustificare la venerazione della Sindone: chi è favorevole propone infatti la classica distinzione cattolica tra “adorazione” e “venerazione”, ma tale distinzione non esiste nella Bibbia. Anche nei nostri dizionari, fra l’altro, l’adorazione è «l’insieme di atti di culto con cui si manifesta venerazione verso la divinità». L’adorazione (o venerazione, è lo stesso) è dovuta solo a Dio, al punto che il secondo dei dieci comandamenti vieta di adorare immagini di qualunque tipo (Esodo 20,4-5): ci sarà un motivo, d’altronde, se per così lungo tempo i catechismi cattolici hanno inopinatamente omesso questo comandamento, ricavandone due da un altro (il decimo) per far tornare il numero…
Alcuni ritengono inoltre, sempre per giustificare la “venerazione” della Sindone, di potersi riferire ad autorità come San Basilio o altri illustri personaggi che però, essendo vissuti in secoli successivi all’età apostolica, non erano né profeti né apostoli, e non hanno l’autorità della Parola di Dio.
Ammettiamo e non concediamo, poi, che il telo abbia la sua origine in Palestina e nei tempi di Gesù (cosa, com’è noto, assai improbabile, oltre che impossibile da determinare; fra l’altro, poi, nessuno conosce l’anno esatto della nascita del Signore!); ciò non toglie, comunque, che la Sindone potrebbe appartenere a uno qualunque della moltitudine di crocifissi di quegli anni. Ora, tra questi crocifissi v’erano nel migliore dei casi patrioti ribelli all’occupazione romana, senza gravi crimini sulla coscienza; in molti casi, poi, si trattava di briganti, criminali, terroristi o altri simili: comunque sia, la “venerazione” al telo in oggetto corre il serissimo rischio di riferirsi a qualcuno che non si capisce come possa rappresentare il sacrificio di Cristo, «agnello di Dio senza difetto e senza macchia», agnello che «toglie il peccato dal mondo» (1ª Pietro 1,19; Giovanni 1,36). Come cristiani, nel nostro piccolo, preferiamo indicare ai fedeli solo la Sacra Scrittura e, fra l’altro, non avalliamo nessun mercato del sacro (tutti abbiamo un’idea del poco edificante indotto economico collegato a fenomeni come quello in oggetto).
Un autore del Nuovo Testamento, diversi anni dopo la Risurrezione, invitò i cristiani a fissare «lo sguardo su Gesù, Colui che crea la fede e la rende perfetta» (Ebrei 12,2): si esprimeva in senso spirituale, ovviamente. Infatti, se il Signore avesse voluto lasciarci Suoi reperti fisici lo avrebbe fatto, invece di dirci: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Giovanni 20,29). L’intera Bibbia non ci tramanda il minimo particolare fisico di Gesù (immagino che tutti sappiano che le immagine fisiche tradizionali di Gesù sono pure invenzioni), e la Provvidenza non ci ha consegnato neppure una Sua vera “reliquia”. Su questo si dovrebbe riflettere meglio, per non cadere, volenti o nolenti, nell’idolatria.