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GLI DEI DEL NOSTRO TEMPO

a cura di Andrea Miola 

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Buon 2012 con il Signore
Data 13/01/2012 08:36  Autore staff  Hits 56  Lingua Globale

Un nuovo anno è iniziato. Vogliamo fare qualche buon proposito? Noi proponiamo la conversione al Signore e un cammino di crescita spirituale sino alla vita eterna. Proponiamo, in pratica, il Vangelo, niente di meno e niente di più.



seneca, illustre letterato e uomo politico romano del I sec. d.C., fu accusato di non essere sempre coerente con i tanti ideali (purezza d’animo, giustizia, onestà, distacco dai beni materiali, ecc.) di cui si faceva portatore nei suoi scritti. Egli, nell’opera La felicità, replicò: «È già un passo avanti se riesco a togliere ogni giorno qualcosa ai miei difetti e a biasimare i miei errori ... Altro è aspirare alla saggezza, altro è possederla. Nel primo caso diremo: “Io parlo bene, ma mi dibatto ancora in mezzo a molti difetti: non giudicatemi, dunque, in base alla regola che mi sono imposto, perché mi trovo solo sulla strada, verso quel nobilissimo modello a cui ora tendo con tutte le mie forze. Se sarò andato avanti in questo processo tanto quanto mi sono proposto, allora sì potrete pretendere che i fatti corrispondano alle mie parole”».

 

            Applicando questo principio al Cristianesimo (nel quale, fra l’altro, tutte le buone aspirazioni di Seneca e di altri grandi pensatori trovano vera e piena realizzazione, col suggello della verità divina), possiamo dire che l’essenziale è collocarci per intanto sulla strada giusta, nell’esatta direzione, con la buona volontà di camminare giorno per giorno: «Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose...»; ed ecco il sigillo e il completamento di Dio, per mezzo dell’apostolo: «Quelle cose che avete imparato, ricevuto e udito da me e veduto in me, fatele, e il Dio della pace sarà con voi» (Lettera di Paolo ai FIlippesi, 4:8-9).

 

Perfetti (nel senso di assolutamente privi di lacune) non lo saremo mai: Gesù è morto proprio per colmare quello che, altrimenti, rimarrebbe un incolmabile divario fra noi – poveri, deboli peccatori – e l’assoluta santità e gloria di Dio. Ma solo chi cammina, chi cresce, chi scala un piccolo gradino ogni giorno con fede, con rispetto per Dio e amore per la sua Parola e per il prossimo, potrà giungere alla meta finale: la salvezza eterna, l’eterna felicità con il Signore. Se saremo trovati in cammino con Dio, dopo aver messo in campo e utilizzato al meglio tutti i talenti da lui donatici, allora le nostre vesti (spiritualmente parlando) saranno trovate – come si esprime spesso la Sacra Scrittura – bianche, cioè pure, immacolate.

 

            In questo percorso, nel quale la strada dell’uomo si intreccia con quella di Dio, inciampa e rischia di non rialzarsi più chi si ferma, chi crede di essere già arrivato prima del tempo, chi approfitta della grazia e della misericordia del Signore, chi non ama intimamente e con tutte le proprie forze l’idea di divenire un passo alla volta nuovo in Cristo Gesù, senza stancarsi, né scoraggiarsi, né addormentarsi. «Nessuno sa quanto sia malvagio fino a che non ha tentato con tutte le sue forze di essere buono», ha acutamente osservato c.s. lewis; e la stessa autorità della Scrittura ci dice poi che «non c’è infatti alcun uomo giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi» (Ecclesiaste 7:20). Se l’ideale, molto alto, ci mostra la nostra meschina piccolezza, e se il nostro stesso bene non è mai perfetto, incontaminato, assoluto, ciò non toglie però che solo provandoci seriamente e sino in fondo possiamo dare il vero senso alla nostra vita e giungere ad ottimi risultati; ad esempio:

 

·      diventare spiritualmente molto migliori di quanto mai avremmo pensato di poter essere;

·      spargere intorno a noi molto più bene (il bene biblico, quello che nasce dalla conoscenza e dall’osservanza della Parola di Dio) di quanto mai avremmo creduto di poter fare;

·      comprendere sempre meglio la grazia di Dio e, al tempo stesso, sperimentare la sua potenza in noi;

·      vederci largamente provveduta l’entrata nel Regno celeste.

 

            Il Signore vuole tutto di noi, per donarci a sua volta tutto ciò che veramente ci serve e una nuova personalità, un nuovo io, che, in piena libertà e senza mai smettere di conservare la propria assoluta individualità, cammini facendo intimamente propria la volontà di Dio. Gesù, lo sappiamo, ha parlato sia di una croce pesante da portare, sia di un giogo leggero e dolce; sia di una porta stretta, sia di un sacrificio fatto per attirare tutti a sé (Marco 8:34-38; Matteo 11:29-30; Lc 13:22-30; Giovanni 12:32). Non v’è contraddizione: tutto dipende dalla nostra volontà di adeguarci alla volontà del Signore, e dipende dunque dall’amore, dall’entusiasmo, dalla radicalità o meno della nostra scelta nei confronti di Dio. Siamo noi a rendere le cose più o meno difficili, siamo noi a determinare la quantità di aiuto che la potenza divina può sprigionare in noi: questa è la grandezza divina, che ci lascia liberi e ci mette a disposizione ogni cosa di cui abbiamo bisogno per scegliere di essere totalmente suoi.

 

            Come diceva il profeta Osea ad Israele, in senso figurato dobbiamo essere arati e seminati di nuovo («Seminate per voi secondo giustizia, mietete secondo misericordia, dissodate il vostro campo non coltivato, perché è tempo di cercare l’Eterno, finché egli venga e faccia piovere su di voi la giustizia» – Osea 10:12), dobbiamo mettere a disposizione il terreno del nostro cuore per un tipo di coltivazione completamente diverso da quello che ha preceduto il nostro incontro con Cristo. E non importa quanto prima fossimo – se mai lo siamo stati – umanamente buoni, corretti, “brave persone”; anzi, a volte è meglio, forse, aver vissuto in modo palesemente difforme dai voleri celesti, per poter scorgere meglio la netta differenza fra noi e ciò che Dio vuole da noi. Tutto sommato, chi si crede abbastanza “giusto” rischia di rimanere una “brava persona” (secondo i criteri umani, ma quelli di Dio sono spesso diversi!) anche dopo il battesimo (che deve essere scelta consapevole e radicale, decisione di accettare il perdono offerto dalla croce di Cristo e di diventare persone nuove, che camminano appunto in «novità di vita»: Lettera di Paolo ai Romani cap. 6). Infatti chi è (o meglio: si crede) buono e bravo non diventa mai un vero discepolo, una nuova creatura in Cristo: «Siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco» (così affermava il profeta Isaia – Isaia 64:6): cambiamo abito! La carità (nel senso genuino dell’espressione: amore totale verso Dio, se stessi e il prossimo) comprende la filantropia, la bontà e la simpatia umane, ma se ne stacca infinitamente: essa è «il dono divino per eccellenza, che muta radicalmente la condizione esistenziale del credente, determinandone l’agire attuale secondo la logica del nuovo mondo che verrà ... In una parola rappresenta la realtà del regno nella nostra storia, il futuro ultimo anticipato nel presente, le forze liberanti della salvezza» (r. fabris). Infatti l’amore, segno distintivo dell’uomo nuovo, non avrà mai fine (1ª Lettera di Paolo ai Corinzi, 13:1-13).

 

            Per volare non basta essere un bell’uovo, bisogna piuttosto uscire dall’uovo e provarci seriamente; né possiamo diventare veri uomini continuando a vivere nel grembo materno. Come l’Eterno diceva per mezzo di Osea al ribelle popolo di Israele, un popolo restio ad assecondare i piani del cielo, «è un figlio senza senno, perché non dovrebbe fermarsi a lungo nel luogo dove escono i bambini» (Osea 13:13). Dobbiamo essere covati e partoriti, per poi iniziare una vita tanto diversa da quella precedente quanto lo è quella dell’uccello o dell’essere umano, una volta usciti dall’uovo e dall’utero materno: ogni compromesso sarà innaturale (cioè non secondo la natura del Regno di Dio) e mortale (diverremo – ci si passi la cruda espressione – “aborti viventi”). I nostri passi, inizialmente incerti, dovranno diventare col tempo spediti e sicuri, passando dallo stato di neonati e bambini a quello di adulti. Adulti in Cristo, per essere un giorno da lui «rapiti ... sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria: e così saremo sempre col Signore» (1ª Lettera di Paolo ai Tessalonicesi, 4:17).

 

            Affidiamoci al Vangelo, seguendo il consiglio della Sacra Scrittura per fare sì che questo 2012 segni una tappa fondamentale ed eterna nella nostra esistenza: «… per essere rinnovati nello spirito della vostra mente e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità» (Lettera di Paolo agli Efesini 4:24). Non scordiamo mai quello che è stato il primissimo annuncio di Gesù, e che rimane tuttora l’invito fondamentale, valido per tutti, senza eccezioni: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete al Vangelo» (Marco 1:15). Il nostro ravvedimento, il perdono che otterremo da Cristo battezzandoci per la remissione dei nostri peccati (Atti degli Apostoli 2:38), e la vita nuova che seguirà non ci lasceranno mai delusi, bensì gioiosi, realizzati, felici!




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